Come storico della fotografia e dei processi fotografici antichi, oltre che come collezionista, mi occupo di fotografie fisiche concrete. Quando curo una mostra so cosa esporre: fotografie tangibili, non immagini, non file digitali. La fotografia popolare, che qualcuno chiama vernacolare, racconta la nostra storia: chi siamo, da dove veniamo, come eravamo. Si tratta di segni e testimonianze documentali tangibili, oggetti reali. Un tempo non si fotografava smodatamente perché si trattava di un consumo costoso, non alla portata di tutti e quindi non soggetto allo spreco.

Mi sto domandando quale fotografia vernacolare cosa esporranno i musei del futuro. Forse riproduzioni contemporanee dei file digitali che riusciranno a sopravvivere, oppure ancora stampe e materiali che ancora marginalmente si producono?

Facciamo incommensurabile consumo di foto digitali ma tanti segnali indicano che c’è una crescente attenzione per la fotografia fisica concreta. Chi ha venduto fotocamere e materiali fotosensibili per la fotografia concreta istantanea (Polaroid e Fuji Instax) ha fatto nel 2016 affari d’oro ed il futuro pare altrettanto promettente. Al CES 2017 di Las Vegas è stato annunciata la ripresa della produzione della celebre pellicola KODAK EKTACHROME. Alcune aziende hanno ripreso a progettare e produrre fotocamere a pellicola e persino a lastre! Si tratta di imprenditori impazziti oppure le aziende producono quando c’è un mercato? Il fatto è che tra i giovani più attenti alle forme di espressione, comunicazione ed arte, sta crescendo la curiosità, lo studio, l’impegno e la sperimentazione diretta dei processi fotografici che richiedono manualità, competenze e fisicità manuale. I procedimenti che comportano la produzione di un risultato concreto finale, in grado di poter essere esposto ed eventualmente commerciato come opera tangibile, apprezzabile per collezionisti o semplici appassionati, dimostrano di essere al centro dell’interesse dei “nativi digitali”.

L’invenzione del dagherrotipo nel 1839 indusse il pittore Delaroche a proclamare: “A partire da oggi la pittura è morta”. Qualcuno, ancor oggi, insiste nel sostenere che “la fotografia analogica è morta”.
Ebbene, signori, non pare proprio che stia andando così.

#fateveneunaragione

© 2016 by Gabriele Chiesa

Bambine che posano con un album fotografico in una studio fotografico di metà Novecento.

Foto ricordo: bambine che posano con un album fotografico in una studio fotografico di metà Novecento.


Licenza Creative Commons
Questo articolo è pubblicato sotto Licenza
Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

Go to top