Ammetto di avere sbagliato: sono caduto nel tranello dell’immagine digitale come un ingenuo pollastro ;-)

In una discussione con Michele Smargiassi ho proposto un’immagine che accostava due tramonti: uno preso da un post su facebook ed un altro tratto da una ripresa di Ansel Adams. Il commento era semplicemente #sonocosediverse

La replica fu: “Sì, una è un tramonto sul mare a colori e l'altra un paesaggio di montagna in bianco e nero.”

Personalmente avrei aggiunto un paio di “rappresenta” ma la cosa più interessante e l’uso di “una” e di “altra” che mi fa ritenere sottointeso il termine “fotografia”.

Ma stiamo parlando della stessa cosa?

Dove ho sbagliato? Ho commesso l’errore di illudermi di poter rappresentare cose diverse sul web!

L’idea che avevo era quella di proporre il confronto tra un’anonima banale foto digitale ed una famosa fotografia fisica tangibile di un grande autore.

Davanti alla medesima immagine chi è capace di vedere e non si accontenta di guardare legge contenuti che spesso risultano diversi.

Il confronto può essere legittimamente interpretato da tanti punti di vista, per esempio quello estetico/artistico. Ciò può comportare lo sforzo stabilire cosa è o cosa non è arte oppure discutere cosa sia meglio o peggio, addentrandosi in controversie che mi appassionano quanto le dispute nate nel corso delle assemblee condominiali.
Non intendo nemmeno dibattere su questioni di preminenza o bontà del tipo “digitale vs analogico”.
Personalmente uso whatsApp, foto digitali e facebook quando mi servono per determinati scopi. Per altri scopi e molto più raramente, uso carta fotosensibile baritata, chitarra e stilografica.
Da molto tempo vado ripetendo la medesima considerazione: sono cose diverse!

Devo però ammettere che sul web non posso oggettivamente proporre la visione di nessuno degli esemplari fotografici di cui mi occupo come storico della fotografia e dei processi fotografici.
Tutte le fotografie visualizzate sul web diventano la stessa cosa!

Così, ancora una volta, ho dovuto rendermi conto che ci sono persone che usano la medesima parola per intendere cose diverse.

Mi occupo di immagini fotografiche tangibili e le chiamo “fotografie”.

Altri si occupano di immagini fotografiche raffigurate e le chiamano “fotografie”.

Nell’articolo “Il ghepardo e l'Everest. Sui giudizi in fotografia” Michele Smargiassi scrive

- - -  Start citazione - - -

... vorrei far capire ai secondini della Vera Fotografia che le cose che hanno scopi e funzioni differenti non sono facilmente comparabili.

Che la domanda che non smettono di fare,meglio una foto di Minor White o la foto di una pizza su Instagram?" equivale a quest'altra: "è più alto l'Everest o corre più veloce un ghepardo?", ed è semplicemente ridicola.

I poliziotti del gusto offeso in realtà hanno una risposta a questa domanda insensata. Sostengono convintamente che l'Everest è più alto di un ghepardo. Che è vero, in effetti. Solo che al ghepardo non interessa nulla essere alto, anzi sarebbe controproducente per lui, che deve essere soprattutto agile e veloce.

- - -  End citazione - - -

Ecco: mi occupo di montagne, non di animali da corsa. Le montagne è meglio che non corrano da nessuna parte perché stanno lì dove sono per svettare. Se dovessi decidere tra una montagna ed un ghepardo mi troverei in profondo imbarazzo. Francamente li sceglierei tutti e due perché sono cose diverse a cui tengo moltissimo. Se posso scegliere tra una foto di Minor White o la foto di una pizza su Instagram, so cosa scegliere… ma attenzione! Intendo tra l’effimera raffigurazione virtuale di una pizza su Instagram ed una stampa originale vintage (fisica e tangibile) di Minor White. Dal punto di vista estetico/artistico è possibile, ma non certo, che la figura su facebook della pizza mi entusiasmi di meno della figura su facebook della foto di  Minor White. Non è però cosa sicura perché dipende dall’appetito che ho, dalla qualità della riproduzione digitale della fotografia di Minor White e da tante altre considerazioni.

L’immagine di un ghepardo e l’immagine di una montagna diventano la stessa cosa sul web: visualizzazione effimera di un codice elettromagnetico convenzionale.

Dunque avrei dovuto evitare di commentare la figura dei due tramonti che ho accostato con l’ hashtag #sonocosediverse perché in effetti sono la stessa cosa: visualizzazione di un file su dispositivo individuale di ciascuna delle persone che in un dato momento lo stanno osservando. Ne consegue che sul web la figura del ghepardo e la figura dell’Everest sono la stessa cosa. Rappresentano, denotano e connotano cose diverse ma il web li condanna ad essere la medesima cosa.

Proprio come ciò che tu osservi in questo istante qui sotto: figure di due tramonti.

A sinistra l’immagine di un’anonima e banale foto digitale di un tramonto.
A destra l’immagine, purtroppo sempre foto digitale, di un tramonto fotografato da Ansel Adams che come fotografia stampata prese il titolo di “Moonrise”.

Ecco… provo ad accostare “cose diverse” perché la prima resta espressione di omologazione digitale sul web mentre la seconda è nella mia testa la stampa originale vintage certificata nella Collezione Ken Damy, qui a Brescia.

Invece ottengo “cose uguali” perché ora stai vedendo la restituzione digitale di un file sul tuo schermo individuale. Tra poco cambierai pagina, ancora un po’ e spegnerai il dispositivo: la figura svanirà. Resterà un certo numero di supporti di memoria  elettromagnetica capaci di conservare un codice convenzionale, da qualche parte.

Ecco: come storico della fotografia e dei processi fotografici non mi occupo di file digitali, così come non mi occupo di animali da corsa.

Non mi occupo di stabilire cosa è bello, artistico o cosa in definitiva sia meglio. Meglio per cosa?

Mi occupo di montagne, non di immagini digitali di montagne. Voglio vedere e toccare cose in presenza, annusare, sentire e leggere con tutti i sensi che riesco ad usare.

© 2016 by Gabriele Chiesa

 

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