Gli ambrotipi si diffusero in alternativa alle immagini dagherrotipiche negli anni che precedettero l'affermarsi del processo negativo-positivo e, conseguentemente, della stampa su carta.

Si trattava di immagini dirette ottenute su un supporto in vetro. Le dimensioni erano generalmente simili a quelle di una dagherrotipia e il costo risultava competitivo, dal momento che la dagherrotipia era realizzata su lastre ben più costose di rame argentato.

Il processo ambrotipico produceva una sorta di negativo sottoesposto. Per ottenere l'apparente inversione dei toni dell'immagine si procedeva allo schiarimento delle zone impressionate in modo simile alla dagherrotipia. La visione risultava più agevole, dal momento che non era richiesto un particolare angolo di osservazione e di incidenza della luce, tuttavia il risultato era comunque di scarsa luminosità e basso contrasto.

I toni chiari risultano alla visione sostanzialmente dei grigi. Per ottenere le ombre e i toni neri, sul retro della lastra ambrotipica veniva stesa una laccatura nera oppure si disponeva un panno o una carta nera. Accadeva così che le parti non impressionate, e quindi trasparenti, mostrassero direttamente il nero, mentre le parti impressionate, costituite da argento metallico scuro, venivano chimicamente schiarite, generalmente con l'azione di vapori di mercurio.

Questo procedimento, più economico della dagherrotipia, venne applicato solo quando si riuscì a sfruttare un'emulsione in grado di ricevere gli alogenuri d'argento (insolubili in acqua) che presentasse anche un'adesività permanente su una superficie liscia e antiadesiva come quella del vetro. Risolto il problema di stendere materiale sensibile su lastre di vetro, obiettivo ottenuto grazie all'albume e, in seguito, con altri materiali collosi di origine generalmente animale, per giungere infine al collodio... non esistevano altri ostacoli da superare per giungere direttamente alla stampa di positivi su carta partendo da un negativo su lastra in vetro.

L'ambrotipia non è infatti altro che un negativo debole su lastra in vetro, negativo che ha subito un processo di schiarimento chimico.

La concorrenza che l'ambrotipo sviluppò nei confronti della dagherrotipia fu fondata, oltre che sulla convenienza, sull'apparenza lucida del vetro e sulla possibilità di applicare ritocchi manuali con vernici e aniline sul verso della lastra. La soluzione tecnologica costituita dall'ambrotipo consentiva montaggi e presentazioni di tipologia simile a quelle del dagherrotipo, fratello maggiore e più pregiato con cui doveva confrontarsi. Tuttavia, come detto, la tecnica da cui nasceva, portava con sé i motivi stessi del declino e della rapida scomparsa di una tipologia fotografica rapida nella realizzazione ma di discutibile resa in termini di contrasto e visibilità.

Presto si preferì utilizzare le lastre in vetro albuminato direttamente per realizzare negativi corretti ed adatti alla stampa di positivi su carta. Gli ambrotipi mantennero un certo periodo di favore popolare per circa un decennio, tra gli anni della matura affermazione del processo dagherrotipico e i primi anni delle lastre alluminate destinate alla produzione di stampe positive su carta. La loro conservazione nel tempo risultò piuttosto critica, a causa del supporto su cui venivano realizzati. Decenni di vita, con i conseguenti spostamenti e stress meccanici hanno causato la distruzione o la scheggiatura degli esemplari, per cui il reperimento di copie ambrotipiche non è molto frequente.

© 2000 by Gabriele Chiesa

Licenza Creative Commons
Questo articolo è distribuito con Licenza
Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

Approfondimenti su questo argomento si possono trovare su “Dagherrotipia, Ambrotipia, Ferrotipia. Positivi unici e processi antichi nel ritratto fotografico” nei vari capitoli dedicati al processo.

Il libro è disponibile anche in versione digitale su Google Play
[clicca qui].

The book is also available in digital version at Google Play
[click here]
. Sorry: only in Italian language.

  • Ambrotype 071 ©Chiesa-Gosio
  • Descrizione:

    Formato lastra 1/4 cm 8,2 x 10,8 in astuccio con mat e preserver in ottone. Provenienza: China Village Maine 1855 ca.

  • Ambrotype 069 - Etichetta del fotografo ©Chiesa-Gosio
  • Descrizione:

    Etichetta del fotografo sul dorso di montaggio: "WILLIS PHOTOGRAPHIC ARTIST, GLASS SALOON, MANOR ROAD, GRAVESEND. In a line with the Railway Station to Parrock Street." 

  • Ambrotype 104 ©Chiesa-Gosio
  • Descrizione:

    Formato lastra 1/6 cm 6,9 x 8,2 in cornice (cm 17 x 18) tipo europeo con passepartout. Provenienza: Londra UK. 1855 ca.

  • Ambrotype 073 ©Chiesa-Gosio
  • Descrizione:

    In montaggio europeo con guarnizioni in foglia d'ottone, con mat e preserver, fotografia al collodio su supporto di vetro, positivo unico. Provenienza: Occold, Suffolk – U.K. 1860-65. Supporto primario vetro, cm 6,9 x 8,1. Montaggio completo, cm 10,3 x 11,5. "Chiesa-Gosio Collections - Brescia"

  • Ambrotipo 701b - © Schiavo-Febbrari
  • Descrizione: Ambrotipo, processo fotografico al collodio umido a positivo diretto su lastra di vetro, ideato dall’inglese Frederick Scott Archer nel 1849. Lastra originale.
  • Ambrotipo 748b - © Schiavo-Febbrari
  • Descrizione: Ambrotipo processo fotografico a positivo diretto al collodio umido su lastra di vetro, ideato dall’inglese Frederick Scott Archer nel 1849. Lastra originale.
  • Ambrotype 079 ©Chiesa-Gosio
  • Descrizione:

     Formato lastra 1/6 cm 6,9 x 8,2. Provenienza: Parigi Francia 1855 ca.

  • Ambrotipo 716b - © Schiavo-Febbrari
  • Descrizione: Ambrotipo processo fotografico a positivo diretto al collodio umido su lastra di vetro, ideato dall’inglese Frederick Scott Archer nel 1849. Lastra originale.
  • Ambrotype 508 ©Chiesa-Gosio
  • Descrizione:

    Ambrotype 508. French Frame.

  • Ambrotype 077 ©Chiesa-Gosio
  • Descrizione:

    Formato lastra 1/4 cm 8,25 x 9,65 in astuccio con passepartout in carta. Con etichetta del fotografo sul dorso. Provenienza: Zuzenhausen Germania 1850ca.

  • Ambrotype 075 - Vetro corallo ©Chiesa-Gosio
  • Descrizione:

    Ruby vetro corallo ( rosso ).

  • Ambrotipo 707b - © Schiavo-Febbrari
  • Descrizione: Ambrotipo, processo fotografico al collodio umido a positivo diretto su lastra di vetro, ideato dall’inglese Frederick Scott Archer nel 1849. Lastra originale.
  • Ambrotype 089 ©Chiesa-Gosio
  • Descrizione:

    Formato lastra 1/9. Provenienza: China Village Maine 1855 ca.

  • Ambrotipo 711a - © Schiavo-Febbrari
  • Descrizione: Ambrotipo processo fotografico a positivo diretto al collodio umido su lastra di vetro, ideato dall’inglese Frederick Scott Archer nel 1849. Provenienza: Brighton - U.K. 1854. Lastra con mat e preserver.
  • Ambrotipo 722b - © Schiavo-Febbrari
  • Descrizione: Ambrotipo processo fotografico a positivo diretto al collodio umido su lastra di vetro, ideato dall’inglese Frederick Scott Archer nel 1849. Lastra originale.

 

Go to top