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Tipologie di
pellicole fotografiche

© 2000 by Gabriele Chiesa

 

Le pellicole possono essere classificate come:

Invertibili (diacolor)

Sono destinate a dare diapositive a colori da osservare generalmente proiettate su uno schermo. È possibile trarne positivi su carta dopo che siano state riprodotte (rifotografate) con un'apposita pellicola negativa (tecnica dell'internegativo) che ne aumenta pero' sempre il contrasto. La stampa su carta è possibile anche in modo diretto (Cibachrome, Kodak RC 14...). Esistono materiali che possono essere trattati anche dall'amatore che posegga la normale attrezzatura per il bianco-nero.

Negative colore

Sono destinate a dare stampe su carta in colore (colorprint). Su carte speciali (Kodak Panalure) si possono ottenere stampe in bianco e nero. Le stampe da negativo colore danno una resa generalmente più morbida e rispettosa delle tonalità reali, rispetto alla corrispondente stampa da diacolor.

Negative bianco-nero

Sono destinate a dare esclusivamente stampe in bianco e nero, ance se naturalmente consentono i trattamenti di viraggio e la coloritura manuale. Il loro trattamento e la stampa del relativo positivo è abbastanza semplice e consente ampi interventi di correzione e/o alterazione.

Le pellicole differiscono essenzialmente per la sensibilità, ossia la facilità più o meno grande di lasciarsi impressionare dalla luce. Le pellicole più sensibili consentono di operare con diaframmi più chiusi e tempi più brevi di quelli che sarebbero richiesti con pellicole più lente. Permettono cioè di godere una maggiore profondità di campo e offrono la possibilità di congelare il movimento. Oggi la sensibilità di tutte le pellicole è indicata in ISO (standard di unificazione mondiale):

25 50 100 200 400 800 1600

Sono valori di riferimento abbastanza comuni, tra l'uno e l'altro c'è uno stop di differenza (si guadagna cioè uno scatto più chiuso di diaframma o uno scatto corrispondente a un tempo dimezzato). Il rovescio della medaglia sta nel fatto che le pellicole più sensibili posseggono una grana più evidente (i microscopici granelli che compongono l'immagine). Un ingrandimento sufficientemente spinto tende a sgranare l'immagine e, nei casi estremi, a renderla meno leggibile e nitida. Questo effetto è tanto più evidente quanto più la pellicola è sensibile. Le pellicole più lente (25, 50 ISO) sono caratterizzate da un contrasto piuttosto elevato; quelle più veloci (400,1600 ISO) risultano a volte troppo morbide. Le correzioni effettuate durante la stampa del positivo non sempre riescono ad eliminare questi inconvenienti. Le pelliole di media sensibilità costituiscono generalmente il migliore compromesso tra grana, contrasto e rapidità. Per fotografare soggetti in movimento in condizioni di illuminazione scarsa, sarà perciò necessario impiegare pellicole di maggiore sensibilità. Per soggetti immobili o quasi che necessitano di grande dettaglio e forte differenziazione tra ombre e luci, dovremo usare pellicole piuttosto lente. Tuttavia, nel caso delle diapositive, anche una sensibilità piuttosto bassa (25, 64 ISO) non produce fastidiosi effetti di contrasto, mentre contribuisce a saturare il colore.

Gabriele Chiesa





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