© 2000 by Gabriele Chiesa
[IMMAGINI ANCORA DA INSERIRE]

L'immagine singola è quasi sempre talmente ambigua da far apparire inutile in partenza il tentativo di individuare l'alfabeto attraverso cui le immagini si esprimono. Non sembra però giusto rinunciare alla ricerca di strumenti interpretativi sufficientemente omogenei ed attendibili.

La fotografia, come esistenza e come linguaggio, è estremamente giovane: non ha infatti che poco più di cent'anni di storia alle spalle, una sciocchezza se confrontati con le migliaia della scrittura; così subordinata alla cultura verbale come fino ad ora è stata, non ha potuto fare a meno di elementi propri dei linguaggi letterari e sembra quindi corretto tentare una ridefinizione della fotografia riferendosi a questi linguaggi senza tuttavia rinunciare alle considerazioni che rendono ben diverse ed autonome le espressioni scritte e fotografiche.

Il linguaggio fotografico e quello verbale trasmettono entrambi messaggi codificati attraverso segni specifici che possono avere la duplice funzione di informare e di alludere ad altre realtà. Ciò che maggiormente interessa la comunicazione visiva è la trasmissione di significati al di là del loro contenuto primario.

Per esprimere pensieri che lo stesso linguaggio verbale fatica a concettualizzare ci si serve per espressioni figurate che permettono una comunicazione più chiara ed efficace. Questi moduli espressivi usati coscientemente in maniera ricorrente si sono andati cristallizzando in un sistema che la retorica ha strutturato in maniera definitiva analizzandoli minutamente.

I modelli retorici suscitano risposte emotive che l'uso e la cultura hanno reso automatiche: conoscere questi meccanismi significa conoscere le leve psicologiche che entrano in gioco nel messaggio, il loro significato e l'efficacia che assumono.

Questo tipo di approccio ci permette di ricercare alcuni tipi di moduli ricorrenti, il che ci può consentire uno schema di classificazione abbastanza preciso. L'autonomia dei due linguaggi fa' sì che le figure retoriche dell'espressione verbale non si ritrovino esattamente nell'uso retorico del segno fotografico, così come muove categorie sconosciute alla retorica classica si stanno formando nella prassi fotografica. Questo strumento di codificazione e interpretazione è compiutamente sfruttato dalla comunicazione di massa ed in particolare dalla pubblicità mentre il suo uso è ancora molto limitato negli altri campi.

Si sono già svolte alcune ricerche tendenti a definire le figure che più frequentemente si ritrovano nel linguaggio visuale. Personalmente ritengo che le più ricorrenti siano: ripetizione, luogo comune, enfatizzazione, preterizione, antonomasia, sineddoche metafora, ironia, umorismo, allegoria, personificazione e paradosso.

La cosa risulta poi ancor più complicata per il fatto che tali figure non si presentano una per volta in ogni immagine, anzi sono spesso compresenti. È comunque possibile giungere, per ogni figura retorica, ad una ridefinizione adeguata all'impiego della comunicazione visiva.

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