Credo che la fotografia analogica argentica sia qualcosa di fondamentalmente diverso e non confrontabile con la fotografia digitale. Sono due tecniche diverse:  come la litografia e la calcografia. Entrambe le forme di fotografia, quella analogica e quella digitale, condividono ruolo e funzione nella creazione di immagini in forma di scrittura prodotta con la luce: fotografia appunto.
 
L’atleta che corre i 400 metri ostacoli e l’atleta che salta con l’asta praticano entrambe l’atletica leggera. Misurare chi dei due corre più veloce o salta più in alto, non ha alcun senso.
 
In termini di pulizia e immediatezza vince senza dubbio la fotografia digitale. Dipende da cosa cerchiamo e cosa ci interessa.
 
Tuttavia desidero qui proporre il confronto in termini diversi e sostanzialmente paragonabili in termini di risultati oggettivi, considerando esclusivamente la stampa.
 
In ripresa, la pretesa di valutare pregi e difetti delle due tecnologie si rivela improponibile.
Quando però l’immagine arriva ad essere stampata sulla carta, si tratta di oggetti cartacei perfettamente omologhi e tra loro paragonabili.
 
Il nocciolo della questione, quando la fotografia diventa stampa, è la qualità in termini di microcontrasto, gamma tonale, brillantezza, risoluzione… Si può partire da dove si vuole, seguire la strada prescelta, ma lì devi arrivare, se vuoi tenere in mano una fotografia ;-)
 
Se una certa tecnologia costringe a passare da un collo di bottiglia, il risultato sarà sempre modesto, qualunque sia la qualità originaria. Se devi attraversare un centro abitato in cui vige il divieto di superare la velocità di 50 Km/ora, risulterà indifferente essere al volante di un’auto da corsa o di un’utilitaria.
 
La differenza autentica tra i vari processi fotografici si osserva solo sull’ultimo anello della catena grafica: quello della restituzione.
 
In altre parole, la velocità di una coda di automobili è sempre quella del veicolo che procede più lentamente. Affermerei provocatoriamente che il processo digitale, considerato globalmente, si comporta come una fila di automobili di grossa cilindrata in coda dietro un utilitaria.
 
La stampa in digitale avviene attualmente ad una risoluzione di 300/400 dpi, la “fine art” arriva ad un massimo di 600 dpi. PUNTO.
 
La pellicola argentica, stampata su supporto baritato argentico produce un’immagine che ha una definizione  incomparabilmente superiore a quella che è attualmente possibile ottenere con la migliore stampate digitale. Tralasciamo ogni altra considerazione su aspetti pur rilevanti, come la modulazione dei toni, la latitudine di posa ecc… La fotografia argentica offre sulla stampa finale una risoluzione in grado di rivelare, con una forte lente di ingrandimento, dettagli stupefacenti. La differenza tende ovviamente a diminuire con il crescere dell’ingrandimento in stampa. Tuttavia l’aspetto materico della superficie, esaminato con una lente, resta sempre granuloso e secco nelle immagini analogiche argentiche, mentre la stampa digitale presenta per sua natura la struttura globulare sfaldata caratteristica dei pigmenti.
 
Qualcuno potrà obiettare che le fotografie non si guardano con la lente contafili. Ciascuno sceglie quando e quanto accontentarsi ;-)
 
Stampe eseguite alla massima risoluzione raggiungibile con ciascuno dei processi: analogico argentico, digitale su carta chimica fotografica, digitale fine-art.

Stampe eseguite alla massima risoluzione raggiungibile con ciascuno dei processi: analogico argentico, digitale su carta chimica fotografica, digitale fine-art. In assenza di ingrandimento non È possibile apprezzare alcuna differenza nella struttura dell’immagine, ma solo variazioni di intonazione ed aspetto generale che comportano valutazioni estetiche di carattere soggettivo. [tasto destro e "visualizza immagine" per vedere l'ingrandimento]

Confronto del medesimo dettaglio nei tre processi di stampa: da matrice digitale su carta chimica fotografica (400 dpi), fine-art (600 dpi), stampa fotografica argentica (paragonabile a 9600 dpi ?). Ciascuno dei tre processi di stampa non può ovviamente superare il livello di definizione connaturato con le proprie caratteristiche tecnologiche. [tasto destro e
Confronto del medesimo dettaglio nei tre processi di stampa: da matrice digitale su carta chimica fotografica (400 dpi), fine-art (600 dpi), stampa fotografica argentica (paragonabile a 9600 dpi ?). Ciascuno dei tre processi di stampa non può ovviamente superare il livello di definizione connaturato con le proprie caratteristiche tecnologiche. [tasto destro e "visualizza immagine" per vedere l''ingrandimento]

Stampa da matrice digitale su carta chimica fotografica (400 dpi)
Stampa da matrice digitale su carta chimica fotografica (400 dpi)
Stampa digitale fine-art (600 dpi)
Stampa digitale fine-art (600 dpi)
Stampa fotografica argentica (paragonabile a 9600 dpi ?). La restituzione digitale su display, come la stai osservando ora, non può corrispondere all''oggetto fotografico originale perché qui hai un''immagine COMUNQUE digitale e compressa in jpg. La VERA fotografia argentica ha una grana finissima e secca che non potrai mai leggere su nessuno schermo digitale.
Stampa fotografica argentica (paragonabile a 9600 dpi ?). La restituzione digitale su display, come la stai osservando ora, non può corrispondere all''oggetto fotografico originale perché qui hai un''immagine COMUNQUE digitale e compressa in jpg. La VERA fotografia argentica ha una grana finissima e secca che non potrai mai leggere su nessuno schermo digitale.
L'acquisto di un raffinatissimo microscopio digitale cinese da ben 23 euro (800 ingrandimenti!) ;-) mi spinge a proporre ancora due illustrazioni...
 
Dettaglio di stampa fotografica argentica ricavato da un raffinato microscopio digitale cinese da ben 23 euro (800x!). Sfortunatamente non posseggo un'apparecchiatura ottica in grado di arrivare al livello di definizione della grana fotografica, ma per farsi un'idea va bene anche questo. Le mollette qui rappresentate hanno uno spessore di 0,03 mm nell'originale.
Dettaglio di stampa fotografica argentica ricavato da un raffinato microscopio digitale cinese da ben 23 euro (800x!). Sfortunatamente non posseggo un'apparecchiatura ottica in grado di arrivare al livello di definizione della grana fotografica, ma per farsi un'idea va bene anche questo. Le mollette qui rappresentate hanno uno spessore di 0,03 mm nell'originale.
Dettaglio di un ritratto in ambrotipo (wet-collodion) eseguito dall'amico Giuseppe Toffoli, ricavato con un raffinato microscopio digitale cinese da ben 23 euro. Il processo del collodio umido praticamente non presnta grana perché la struttura dell'immagine è a livello molecolare. Sfortunatamente non posseggo un'apparecchiatura ottica in grado di arrivare al livello di definizione offerto dal collodio. Qui mi ero pure mosso! Per farsi un'idea va bene anche questo. Gli spazi neri tra le fibre della maglia che indossavo, in alto, sono di 0,05 mm nell'originale. Maglia! Non maglione di lana!
Dettaglio di un ritratto in ambrotipo (wet-collodion) eseguito dall'amico Giuseppe Toffoli, ricavato con un raffinato microscopio digitale cinese (800x!) da ben 23 euro. Il processo del collodio umido praticamente non presenta grana perché la struttura dell'immagine è a livello molecolare. Sfortunatamente non posseggo un'apparecchiatura ottica in grado di arrivare al livello di definizione offerto dal collodio. Qui mi ero pure mosso! Per farsi un'idea va bene anche questo. Gli spazi neri tra le fibre della maglia che indossavo, in alto, sono di 0,05 mm nell'originale. Maglia! Non maglione di lana!
 

Ingrandimento fotografico. Scena da "Blow-Up", 1966, diretto da Michelangelo Antonioni

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