Collezionismo fotografico
© 2000 by Gabriele Chiesa
Pralafera 1921
Con il termine di collezionismo si intende certamente
la raccolta e le classificazione di qualcosa, ma non tutti siamo concordi
sulla valutazione delle motivazioni che spingono a questa attività;
potrebbe trattarsi di hobby, di semplice snobismo, di speculazione. Ritroviamo
questi atteggiamenti anche nel settore della fotografia d'epoca ma qui
è possibile riconoscere un fenomeno curioso che altrove non si verifica;
gli addetti ai lavori si premurano infatti di dare il maggior risalto possibile
a due affermazioni: che è assurdo tentare di collezionare qualcosa
che è stato prodotto in quantitativo talmente elevato da conferirgli
lo stesso valore della raccolta dei tappi di acqua minerale; che è
possibile produrre facilmente falsi capaci di ingannare anche I'occhio
più esercitato.
Se la passione è troppo forte e ci si avventura
egualmente in questo genere di discorsi, questa volta più sussurrati,
che suonano più o meno: "fai quello che vuoi, ma parlane il
meno possibile, perché qui si fanno affari solo fino a quando saremo
in pochi ad occuparcene".
I veri Collezionisti con la «C» maiuscola,
quelli che operano da almeno una decina d'anni questa paziente incetta
di immagini, costituiscono infatti una sorta di mafia culturale cui non
mi sembra saggio appartenere. La gelosia giova certamente al mantenimento
di prezzi contenuti ma il collezionismo diventa sterile ed insensato qualora
si esaurisca nel piacere egoistico del possesso.
Lucia 1929
Questa situazione ha comunque permesso ad un numero
limitato di persone di accumulare, privatamente o sotto I'egida di Archivi
e Fototeche varie, patrimoni fotografici rispettabilissimi che sono, in
questo modo, scampati alla dispersione e spesso anche alla distruzione.
È ora però giunto il momento di rimettere
in discussione i falsi miti che hanno ostacolato la diffusione di un genere
collezionistico che presenta aspetti culturalmente rilevanti. Nessuno si
sente più in grado di negare che attraverso queste immagini sia
possibile leggere la storia, la sociologia, il costume, I'etnologia ed
altro ancora; la coscienza però dell'insostituibile unicità
del contributo che esse possono dare a queste scienze non è però
ancora indiscutibilmente affermata.
L'enorme quantità di fotografie che sono state
prodotte fin dai primi decenni e la presunta infinita riproducibilità
delle stesse potrebbero far pensare che, per guanto vasta sia la distruzione
che subiscono, saranno sempre disponibili in numero sovrabbondante. In
realtà è proprio la banale diffusione che rende vili le immagini
cartacee, tanto da condurre alla loro distruzione piu insensata.
Ceresola 1934
Ci stiamo dimenticando che quando non esiste originale
da riprodurre, quell'immagine è definitivamente persa.
Già ora son rare, per fare un esempio provocatorio,
le stampe degli anni '50. Le prime scampagnate in automobile con la "600",
le escursioni sciistiche con le risalite a legni in spalla e scarponi di
cuoio ai piedi, sono state riprese infinite volte; forse nei nostri cassetti
ce n'è restata ancor una, ma solo fino a quando il figlioletto la
prenderà per scarabocchiarla o incollarla su un quaderno di ricerche
scolastiche.
II negativo ? Chissà dove è finito.
Certo le fotografie dell'Ufficialità Pubblica con le inaugurazioni,
le manifestazioni e le conferenze non mancheranno ai nostri posteri ma
poche stampine su carta camoscio a bordo sfrangiato erediteranno il peso
di dover raccontare la semplice quotidianifà della storia.
Le fotografie qui presentate appartengono ad un album di fotoamatore sconosciuto,
gli originali sono
stampati a contatto in formato cm 6 x 9.
Le indicazioni quelle che sono state trovate scritte
dietro gli originali.
Ceresola 1934
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