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Storia della fotografia
La camera oscura nel 1753 | La camera oscura nel 1753 |
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La camera oscura nel 1753© 2000 by Gabriele Chiesala "chambre obscure" nel Settecento
Il desiderio di registrare le immagini senza necessariamente possedere abilità particolari risale addirittura alla preistoria, quando l'uomo primitivo imprimeva il segno della mano sporca di fango su di una roccia liscia.
La soluzione del problema ha richiesto l'applicazione congiunta di due distinte invenzioni: la proiezione di un'immagine su una superficie e l'impressione stabile ed evidente della figura su un supporto sensibile alla luce. Nel corso della storia sono state applicate soluzioni tecnologiche progressivamente complesse per affrontare gli aspetti ottici delle tecniche di rappresentazione.
Fin dal medioevo, addirittura dal nono secolo, era nota e applicata da studiosi arabi, la possibilità di proiettare immagini luminose attraverso un piccolo foro, in modo che si proiettassero su uno schermo.
Una stupenda ed accurata rappresentazione della "chambre obscure" appare in una delle tavole dell'Enciclopedia di Diderot, Montesquieu e d'Alambert.
L'incisione mostra due diverse tipologie di camera oscura per il disegno di panorami. Più tradizionale è la camera oscura a periscopio e tenda. Si tratta di uno strumento di studio della prospettiva più pratico e maneggevole. Il panno per schermare l'operatore dalla luce non può che suggerire il telo nero che i fotografi utilizzeranno per decenni insieme alla fotocamera a banco ottico… ma dovrà passare ancora quasi un secolo! |
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