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Il montaggio del materiale fotografico positivo con emulsione su lastra e di quello in pellicola presenta soluzioni diverse che si sono evolute attraverso il tempo.
La presentazione sotto vetro accomuna le lastre positive all’albume, in gelatina, i primi procedimenti commerciali positivi a colori (Autochrome, Uvachrom, Dufaycolor…), fino a giungere alle moderne pellicole. Il vetro assicura infatti una buona difesa dagli stress meccanici e dall’azione di agenti ambientali. In assenza di una perfetta sigillatura non protegge però né dalla polvere né dalle aggressioni di origine microbiologica, che si trovano favorite da stabili condizioni di umidità e di protezione dall’azione ossidante dell’aria.
L’assemblaggio ha lo scopo di rendere sicura ed agevole la visione per proiezione oppure l’osservazione per trasparenza, con i tradizionali visori per stereoscopia o con i vari modelli brevettati di diascopio (Diascope).

La lastra di supporto primario veniva normalmente accoppiata ad un vetro trasparente di protezione e sigillata lungo i bordi con l’applicazione di strisce di carta gommata nera, in modo che la gelatina risultasse chiusa e protetta.
Il montaggio delle diapositive in vetro da lanterna magica (lantern slide) prevede generalmente un’etichettatura che riporta: titolo, numero della serie, editore. Abitualmente è anche presente un contrassegno: un dischetto o una coppia di pallini bianchi che indicano, in alto, il corretto verso di proiezione.

 

Esempi di montaggio sotto vetro di materiale diapositivo:

a     Autochrome 90 x 120 mm
b     Autochrome 100 x 150 mm
c     Autochrome 130 x 180 mm
d     Autochrome stereo 60 x 130
e     Autochrome stereo: 45 x 105
f      Autochrome stereo 45 x 105 con montaggio in telaio metallico
g     Dufaycolor  in montaggio lantern slide 82 x 82 mm
h     Lantern slide 82 x 82 mm
i      Uvachrom 85 x 100 mm

Nel Secondo Dopoguerra si diffusero i proiettori per pellicola in roll-film (comunemente identificati con il termine italiano di filmini) che utilizzavano pellicola non montata, presto affiancati e poi sostituiti da apparecchi dotati di mascherina per la proiezione di diapositive.
Le diapositive, a seconda della politica commerciale seguita dall’azienda che effettuava il trattamento del materiale fotosensibile, potevano essere confezionate direttamente presso il laboratorio oppure consegnate in striscia, in modo che l’utilizzatore finale provvedesse personalmente al montaggio.

Esempi di montaggi per diapositive in telaietto:

a     Telaietto Ferrania in cartone pressato
b     Telaietto Ferrania in plastica e acciaio
c     Telaietto Kodak in cartoncino
d     Telaietto Agfa in plastica
e     Telaietto Gepe in plastica
f      Telaietto commerciale in plastica

Le diapositive montate nei telaietti sotto vetro a e b (3 mm di spessore) non erano previste per l’impiego in caricatore e venivano pertanto inserite una ad una nella mascherina di proiezione dei proiettori manuali. Il montaggio a (inizio Anni Cinquanta) veniva realizzato direttamente presso gli stabilimenti Ferrania, mentre il montaggio b venne in seguito offerto come alternativa per l’amatore che preferiva eseguire personalmente la confezione.
I telaietti c Kodachrome montano direttamente il fotogramma in cartoncino senza vetri: lo spessore risulta pertanto ridotto ad un solo millimetro, il che le rende pericolosamente soggette a danni meccanici nel caso di inceppamenti durante la proiezione. I montaggi d ed e, confezioni che si chiudono a scatto sotto pressione, furono molto diffusi presso fotografi ed amatori negli Anni Settanta. A partire dagli Anni Ottanta si affermarono i telaietti in plastica come f, chiusi a pressione con saldatura termica a punti.

Il successo delle fotografie stereoscopiche, consolidato per tutta la seconda metà dell’Ottocento, proseguì ininterrottamente fino agli inizi degli Anni ’20 del XX Secolo, periodo in cui apparvero sul mercato le prime pellicole da 35 mm, 16 mm e 8 mm. Fu la compagnia Tru-Vue che nacque come branca della Rock Island Bridge e Iron Works nell’Illinois nel 1931, proprio al culmine della Grande Depressione, a condurre l’immagine nella nuova era della fotografia stereoscopica.

La Tru-Vue utilizzò inizialmente delle strisce di pellicola che venivano stampate su film Kodak con una composizione chimica tale da conferire alle immagini una colorazione intensamente brunastra. Le fotografie venivano ottenute con una macchina Stereo Graflex di 5 pollici per 7 (1 pollice = 2,45 cm). Le stampe in bianco e nero venivano poi riprodotte su pellicola da 35 mm in una serie di quattordici coppie di fotografie stereoscopiche, che venivano visionate mediante l’ausilio di appositi visori.

Dal 1933, anno della Century of Progress Exposition di Chicago, in occasione della quale la Tru-Vue produsse una serie di pellicole per celebrare l’evento, la richiesta commerciale di queste pellicole aumentò così come la varietà dei soggetti trattati, comprendendo anche scene di vita comune prese dalla strada. Questo materiale costituisce una preziosa testimonianza storica degli Anni ’30 e ’40 del secolo scorso. Vennero inoltre prodotti film pubblicitari, allo scopo di reclamizzare prodotti o società, oltre a pellicole decisamente rivolte al pubblico infantile. Il visore Tru-Vue era realizzato in metallo e plastica di diversi colori.

Nella parte alta dell'immagine precedente: visori Tru-Vue: modello 1936 con finitura frontale matt e modello 1939 - 1946 All Black in plastica.

Nella parte bassa: visore francese Lestrade e relative schede stereo.

Nel Secondo Dopoguerra venne commercializzata una grande varietà di visori in plastica adatti a visualizzare stereoscopie confezionate in schede di cartoncino.
Altri visori e relativi fogli di immagini stereoscopiche vennero prodotti con diverse soluzioni di formato e confezionamento.
Per limitarci alla Francia si possono citare Colorelief e Bruguiere. Quest’ ultima produsse schede stereoscopiche in vari formati, tra cui Bruguiere Stereoclic e Bruguiere Babyclic.

Varie soluzioni di montaggio e presentazione vennero adottate da importanti produttori come Realist, che commercializzò telai per coppie stereoscopiche in cartone, plastica, metallo (alluminio) per il suo tradizionale formato 1-5/8 in. x 4 in., per tacere della varietà di confezionamento nel formato 80 mm x 140 mm.
Nel 1939 apparve sul mercato, commercializzata dalla Sawyer’s Inc. Portland un nuovo visore stereoscopico ideato dal tedesco William Gruber, riparatore di pianoforti, appassionato di fotografia: il View-Master. Questo visore utilizzava dischetti di cartone del diametro di 9 cm in cui erano inserite sette coppie di diapositive a colori su pellicola 16 mm; tale sistema stereoscopico si rivelò più economico e più pratico del precedente e divenne il maggior rivale del visore Tru-Vue.

Dischetti View-Master:

a     dischetto che presenta un’alterazione comune alle confezioni View-Master esposte all’umidità, il bubbling, che si manifesta con rigonfiamenti superficiali in forma di bollicine e minuscole vesciche.

b     Dischetto con set di caratteri Hand-Lettered, Anni Quaranta.

c     Dischetto Personal Reel Mount per il montaggio delle riprese stereoscopiche amatoriali.

I dischi View Master vennero prodotti in una serie di confezioni che mutarono nel tempo: Gold-Label blue, Blue-ring waxed, Hand-lettered white, Light brown

Dischetti perfettamente compatibili con i View-Master vennero prodotti da aziende che intendevano sfruttare la popolarità dell’azienda americana, commercializzando visori e stereoscopie a prezzo competitivo, ma di qualità inferiore. Generalmente questi dischetti presentano ora un’evidente alterazione del colore delle immagini.

L’imitazione più diffusa venne realizzata dalla cecoslovacca Meopta. In Italia cercarono di imporsi, con scarso successo, la Stereocolor di Bologna e la Stereo-Rama Techno Film di Milano.

 

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